Il termine “Smart City” è sicuramente uno dei più utilizzati nell’ambito della pianificazione urbana in quest’ultimi anni, perché la visione delle città ha assunto una configurazione orientata alle nuove tecnologie, quindi trasformare le città in Smart City significa renderle intelligenti ed efficienti, attraverso l’uso della tecnologia, ma non solo, alla base dello sviluppo delle città, infatti, sta l’evoluzione delle infrastrutture che la servono.
In particolare per “Smart City” si intende un’area urbana in cui, grazie, all’utilizzo delle tecnologie digitali e più in generale dell’innovazione tecnologica, è possibile ottimizzare e migliorare le infrastrutture e i servizi resi ai cittadini rendendoli più efficienti, pertanto le infrastrutture sono alla base del funzionamento delle città ed è per questo che vengono analizzate la rete dei trasporti, le infrastrutture per l’energia, le reti di comunicazione, le reti ambientali e l’insieme di sensoristica e di controllo con i quali si raccolgono dati e informazioni.
Possiamo affermare che alla “Smart City” è legata la digital transformation e dall’utilizzo della tecnologia IoT, sensoristica e Big Data, i Comuni, Enti, ecc… possono migliorare e dare più servizi ai cittadini.
Gli esempi principali riguardano applicazioni di videosorveglianza, Smart metering, telecontrollo dell’energia elettrica, semafori e lampioni intelligenti, sensori per le Smart Grid, sensori per il rilevamento dell’inquinamento atmosferico o del traffico, monitoraggio degli allagamenti e centrali per la mobilità, gestione e monitoraggio ambientale, gestione dei rifiuti, ecc….

  1. EVOLUZIONI DELLE CITTA’ INTELLIGENTI: “SMART CITY INDEX”
    Quando si pensa al concetto di “Smart City”, non si guarda solo all’introduzione delle nuove tecnologie per l’ottimizzazione dei processi fine a sé stessi, ma si assume un’ulteriore visione, molto più ampia, che vede l’ottimizzazione mediante le nuove tecnologie al fine di far orientare la città a divenire: ACCESSIBILE, SOSTENIBILE, INCLUSIVA, RESILIENTE.
    Monitorare e misurare il grado di sviluppo Smart delle nostre città è la sfida lanciata da Ernest &Young. La multinazionale da dieci anni si occupa di individuare degli indicatori sempre più precisi e coerenti che ci permettano di sapere quanto è smart il luogo dove viviamo. Dal lavoro di EY è nato lo Smart City lndex, un indice che ci permette di stilare una classifica delle città più Smart City.
    I parametri individuati per elaborare il rankìng sono 470 indicatori, di cui 326 concentrati sui quattro strati su cui sì articolano le Smart City:
  • Infrastruttura e reti: tiene conto degli elementi legati alle telecomunicazioni, trasporto, energia e ambiente di una città.
  • Sensoristica: verifica la presenza di tecnologie IoT legate alla rete stradale, all’illuminazione, alla sicurezza degli edifici e alla videosorveglianza.
  • Service Delivery Platform: analizza gli elementi di readiness, di dematerializzazione, integrazione e interoperabilità di una città.
  • Applicazioni e servizi: analizza la qualità dei servizi cittadini legati al government, alla mobilità,

al turismo, alla cultura, alla scuola e alla sanità.

In aggiunta a questi quattro macro-parametri, la ricerca della EY pone attenzione anche su:

  • Smart citizen e vivibilità della città: gli indicatori appartenenti a questa categoria analizzano sia elementi quantitativi, come il grado di sviluppo di bike/car sharing o il numero di interventi di riqualificazione energetica degli edifici, sia elementi più qualitativi come la presenza di verde pubblico, la sicurezza stradale o le caratteristiche della mobilità.
    • Benessere della città: analizza gli clementi strategici, politici, economici e normativi di ogni città quali, ad esempio, le norme sulla raccolta differenziata o le strategie e i piani adottati per l’energia sostenibile.

2.      SMART CITY INDEX E VALUTAZIONE DELLE INFRASTRUTTURE

La EY, nelle proprie analisi, esamina le infrastrutture delle città sotto la lente di questi quattro driver:

  • Quanto le infrastrutture delle città sono sostenibili, nelle diverse componenti del trasporto, dell’energia, dell’ambiente (acque, verde e rifiuti);
    • Quanto le infrastrutture sono resilienti cioè sensorizzate e governate, per resistere agli stress, ambientali e anche quelli derivanti dagli eventi che le stesse città organizzano;
    • Quanto le infrastrutture sono accessibili, in termini di mobilità facilitata e reti di comunicazione fissa e mobile;
    • Quanto le infrastrutture sono inclusive, cioè sono progettate coinvolgendo i cittadini e con meccanismi di ascolto, attraverso processi partecipati delle principali scelte urbanistiche delle città.
   

Nello specifico le città che vanno verso il driverdella sostenibilità vedono l’evoluzione

delle proprie infrastrutture urbane quali sistemi a basso impatto sull’ambiente, con minori produzioni di emissioni di C02, decongestionamento del traffico e diminuzione dei tempi di percorrenza in ambito urbano. Dei risultati in tali direzioni sono possibili se si punta a rendere sostenibili le tre reti principali su cui  si basa il funzionamento della città:

  • Reti di trasporto: la sostenibilità viene ricercata attraverso la diminuzione del porco auto circolante totale, la progressiva riduzione di veicoli inquinanti, la promozione della mobilità elettrica/ibrida (anche attraverso il deployment delle reti pubbliche di ricarica) e lo sviluppo della mobilità alternativa (sharing, ciclabile, pedonale); la rivisitazione delle infrastrutture e di mobilità urbane per far coesistere più mezzi: nodi di interscambio,  riqualificazione delle stazioni ferroviarie, ecc.., l’apertura dei sistemi di sharing mobility ai turisti, la promozione dell’utilizzo intermodale, il ruolo propulsivo anche delle aziende (colonnine di ricarica negli spazi aziendali a disposizione dei dipendenti, spogliatoi aziendali per chi viene al lavoro in bicicletta, e così via);
  • Reti energetiche: le reti energetiche sono soggette ad un processo  di  trasformazione che spinge verso l’uso di energie alternative (idroelettrico, eolico, solare fotovoltaico, biomasse, geotermico, ecc.) nella produzione di energia, nella diffusione del teleriscaldamento come forma di risparmio energetico, nella promozione di interventi di incentivazione al risparmio energetico, nella progressiva modernizzazione degli impianti di illuminazione pubblica.
  • Reti ambientali: anche le reti ambientali sono soggette ad un processo di progressivo aumento della sostenibilità. Reti idriche, impianti di depurazione, disponibilità di verde urbano, reti di raccolta differenziata dei rifiuti sono sempre più sostenibili, spinte anche dai comportamenti dei cittadini, a loro volta motivati da politiche di incentivazione sempre più complesse e articolate.

3.  I TREND DI SOSTENIBILITÀ NELLE CITTÀ ITALIANE

  • 4.1  Mobilità sostenibile

Tutti gli indicatori relativi alla mobilità sostenibile (che comprende mobilità elettrica, mobilità cosiddetta “lenta” o “dolce”- cioè ciclabile e pedonale – e mobilità condivisa) mostrano un costante aumento negli ultimi 6 anni.

4.1.1  Mobilità elettrica

La mobilità elettrica è l’ambito più nuovo, in cui si sono registrati gli incrementi più significativi. Le colonnine di ricarica mostrano dei tassi di raddoppio ogni due anni negli ultimi quattro anni, e sono quindi più che quadruplicate dal 2014.

Anche le auto elettriche ed ibride aumentano a tassi importanti, essendo più che triplicate negli ultimi quattro anni. Da segnalare che le città mettono in campo iniziative per incentivare il parco auto meno inquinante, come la possibilità per le auto elettriche di accedere alle ZTL oppure di non pagare la sosta nelle strisce blu.

4.1.2  Mobilità lenta (ciclabile e pedonale)

La cosiddetta mobilità “lenta” o “dolce”, che riguarda sia le biciclette che i pedoni, ottiene anch’essa un’attenzione crescente: aumentano le estensioni sia delle piste ciclabili sia delle aree pedonali, seppure più lentamente rispetto ad altri fenomeni come l’elettrico e lo sharing.

4.1.3. Mobilità condivisa

La mobilità condivisa sta prendendo piede in un numero sempre maggiore di città italiane. I mezzi di trasporto in condivisione si moltiplicano (auto, biciclette, scooter, monopattini), gli operatori privati aumentano, si diversificano i modelli di utilizzo, con il modello “a flusso libero” che si sta progressivamente affermando a scapito di quello “station-based”.

Milano, che è la prima città italiana per intensità di sharing mobility, contava a fine 2019 oltre 3.000 auto in sharing con 6 operatori (di cui 3 elettrici), e 4.800 biciclette in sharing (+49% rispetto al 2017).

4.2. Energia sostenibile

Anche gli indicatori relativi all’energia mostrano un trend crescente verso la sostenibilità.

Infatti, l’illuminazione pubblica è costantemente soggetta al processo di modernizzazione. I lampioni pubblici con LED hanno infatti raggiunto il 36,5% del totale, triplicando rispetto a due anni prima.

Anche le energie rinnovabili nelle città seguono un andamento crescente (pur con il temporaneo rallentamento del 2018, che analogamente a quanto avvenuto a livello nazionale, si è verificato anche nelle città): negli ultimi 5 anni la produzione di energia da fotovoltaico è aumentata del 17,4%, quella da eolico del 31%, quella da bioenergie addirittura del 52%.

Infine, il teleriscaldamento è arrivato in 42 città capoluogo, prevalentemente al Nord. E aumentano anche gli interventi di riqualificazione edilizia, che negli ultimi 7 anni hanno riguardato 2.859 edifici nei Comuni capoluogo (circa 400 all’anno). Bologna con 248 edifici guida la classifica delle città con il maggior numero di interventi.

4.3 Gestione sostenibile delle risorse ambientali

Anche le reti ambientali (acque, verde, aria, gestione rifiuti) sono soggette ad un processo di progressivo aumento della sostenibilità.

Le reti idriche sono da alcuni anni sotto i riflettori per la necessità di importanti investimenti di ammodernamento. Le perdite idriche sono però ancora ingenti, perché nei capoluoghi italiani le perdite idriche ammontavano nel 2018 (ultimo dato rilevato da ISTAT) al 37,3%, in leggera diminuzione rispetto al 39,1% rilevato nel 2016. Segno che gli investimenti sono ancora insufficienti.

Anche sul verde urbano le città concentrano molti sforzi sulla creazione di spazi verdi, visto che negli ultimi anni la superficie dedicata al verde nei comuni capoluogo ha raggiunto i 50 mq per abitante, in leggera, ma costante crescita (era 49,1 nel 2014).

I migliori risultati si sono raggiunti sul fronte della gestione dei rifiuti: la produzione pro-capite è progressivamente diminuita, in calo del 9% dal 2014, mentre la raccolta differenziata ha finalmente superato, nel complesso dei comuni capoluogo, il 50%, attestandosi al 51,6% (era il 40,1% nel 2014).